Rischio idraulico e idrogeologico

Con l'espressione rischio geologico-idraulico si fa riferimento al rischio derivante dal verificarsi di eventi meteorici estremi che inducono a tipologie di dissesto tra loro strettamente collegate, quali frane ed esondazioni. Le dimensioni del fenomeno vengono rese chiaramente da una panoramica di alcuni degli eventi che hanno interessato l'area italiana: 5.400 alluvioni e 11.000 frane negli ultimi 80 anni, 70.000 persone coinvolte e 30.000 miliardi di danni negli ultimi 20 anni. In conseguenza dell'alto impatto causato da tali fenomeni e, soprattutto, in seguito ai tragici eventi di Sarno (1998), il Ministero dell'Ambiente e gli Enti istituzionalmente competenti in quegli anni (Anpa, Dipartimento dei Servizi tecnici nazionali e Dipartimento della Protezione civile) hanno dato avvio a un'analisi conoscitiva delle condizioni di rischio su tutto il territorio nazionale con lo scopo di giungere ad una sua mitigazione attraverso una politica congiunta di previsione e prevenzione. Tale studio ha portato all'individuazione e perimetrazione dei comuni suddivisi per le varie regioni con diverso “livello di attenzione per il rischio idrogeologico” (molto elevato, elevato, medio, basso, non classificabile).

I risultati dell'indagine mostrano che 3.671 comuni (il 45,3% del totale) risultano classificati a rischio idrogeologico “elevato” e “molto elevato”; tra questi 1.173 (14,5% del totale) presentano un rischio “molto elevato”. La regione con il maggior numero di comuni (687) con livello di attenzione “molto elevato” ed “elevato” è la Lombardia, mentre l'Umbria ha la maggior percentuale di comuni (89,2%) che presenta livello di attenzione al rischio “elevato” e “molto elevato”. La regione caratterizzata dalla percentuale più alta di comuni (51,5%) con livello di attenzione “molto elevato” è il Molise (figura 2), mentre la Lombardia è quella con il maggior numero di comuni (279) con livello di attenzione “molto elevato” (Ministero dell'Ambiente).

Preso atto dell'alto livello di rischio che caratterizza gran parte del territorio italiano, si è provveduto ad un aggiornamento della normativa vigente in materia di difesa del suolo, accompagnato da un nuovo impulso della ricerca scientifica nei confronti di tali problematiche. Lo studio di queste ultime, oltre ad avere un indubbio interesse scientifico, riveste particolare importanza poiché costituisce un indispensabile supporto alle Amministrazioni competenti nella definizione delle metodologie di studio del rischio geologico-idraulico, nell'individuazione e perimetrazione delle aree a rischio, nella sperimentazione di nuovi sistemi di controllo e di intervento per la salvaguardia dei soggetti a rischio (popolazione, centri abitati, infrastrutture). Le ricerche svolte fino a oggi hanno messo in luce la complessità, nel nostro paese, dell'analisi del rischio geologico-idraulico, diretta conseguenza dell'estrema variabilità degli assetti geologico-strutturali, idrogeologici e di un'ampia gamma di condizioni microclimatiche differenti, anche in aree limitrofe o apparentemente simili. Se a tutto questo si somma il fatto che la penisola italiana, essendo geologicamente “giovane”, è ancora soggetta a intensi processi che ne modellano in modo sostanziale il paesaggio , si comprende come i fenomeni di dissesto legati al rischio geologico-idraulico possano manifestarsi. Per una efficace valutazione del rischio associato a un determinato evento atteso per una certa porzione di territorio, diventa allora indispensabile la conoscenza di tutti i fattori sopra indicati e, quindi, un approfondito studio del territorio e dei fenomeni naturali che lo caratterizzano.

 
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