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Sostanze chimiche pericolose |
Si stima che il numero delle sostanze chimiche in uso nell'Unione Europea si aggiri intorno alle 100.000 unità; attualmente sono commercializzate tra le 20.000 e le 70.000 sostanze, mentre ogni anno centinaia di nuovi composti sono sintetizzati e prodotti dall'industria chimica, trovando applicazione nel settore produttivo ma anche nei prodotti di largo consumo.
Tuttavia, finora soltanto una piccola parte è stata studiata in maniera approfondita e sistematica in modo da valutare i possibili rischi per la salute dell'uomo e per l'ambiente, e in modo da mettere a punto, di conseguenza, adeguate misure di prevenzione.
Per alcune sostanze infatti la pericolosità è stata ormai accertata; si pensi alle diossine, tristemente conosciute in Italia in seguito all'incidente di Seveso del 1976, dove enormi quantità di diossina fuoriuscita da uno stabilimento industriale contaminarono un ampio territorio circostante e causarono un aumento, negli anni successivi, dei casi di aborto e di malattie degenerative.
Per molti altri composti invece non sono ancora conosciuti gli effetti; ciò è dovuto sia alla carenza di studi approfonditi sia alla difficoltà di individuare in modo chiaro e preciso relazioni di causa-effetto. Di fronte all'incertezza circa i possibili rischi associati all'uso dei vari agenti chimici, e di fronte ai tempi spesso molto lunghi con cui si manifestano le conseguenze degli agenti inquinanti - talvolta irreversibili - la soluzione migliore consiste allora nell'attenersi al principio di precauzione, evitando il ricorso a determinate sostanze senza attendere la prova sicura della loro tossicità. La prevenzione rappresenta infatti spesso l'arma migliore, anche in considerazione della difficoltà di intervenire in maniera tempestiva ed efficace una volta verificatosi il danno.
A causa dell'elevato numero di sostanze inquinanti esistenti, sono stati messi a punto in alcuni paesi degli inventari di sostanze pericolose, al fine di conoscerle e quindi controllarne l'uso e la diffusione. Tra tali sostanze si annoverano l'amianto, il DDT, i policloro-bifenili (PCB), gli idrocarburi poliaromatici (PAH), le paraffine clorurate a catena corta, alcuni ftalati (dibutilftalato e dietilesilftalato), i metalli pesanti: il mercurio e i suoi composti organici, il cadmio, il piombo e i suoi composti organici, i composti organici dello stagno (compreso il TBT, usato nelle vernici navali).
L'impatto ambientale delle sostanze chimiche pericolose è legato non solo alla loro produzione, ma anche al trasporto e all'utilizzo; di conseguenza, un possibile intervento rivolto a evitare o limitare il rischio chimico deve rivolgersi a tutti e tre i livelli.
Le principali fonti di emissione delle sostanze chimiche inquinanti sono l'industria (in particolar modo l'industria chimica), l'agricoltura (con il consumo spesso massiccio di concimi chimici, erbicidi, insetticidi), i trasporti, ma anche il settore domestico (si pensi all'enorme quantità di prodotti chimici presenti nelle nostre case, dai detersivi alle vernici). Una buona parte delle sostanze chimiche utilizzate in tali attività sono riversate poi nell'ambiente, contaminando aria, acqua e suolo e comportando problemi al momento del loro smaltimento.
Un importante contributo alla riduzione dell'inquinamento da sostanze chimiche può essere fornito dalla chimica verde, volta a indirizzare l'industria chimica su un sentiero di sostenibilità, cercando di ridurre le emissioni di composti pericolosi, anche attraverso un maggior controllo ed un miglioramento delle tecnologie produttive impiegate, privilegiando tecnologie a basso impatto ambientale.
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