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Rischio tecnologico

Con l'affermarsi delle società industrializzate, accanto al rischio derivante da eventi naturali (rischio sismico, vulcanico, idrogeologico, etc.), si è andato via via accrescendo il rischio tecnologico, associato all'insieme delle attività antropiche che comportano la presenza sul territorio di impianti produttivi, infrastrutture e reti tecnologiche in grado di rappresentare fonti di pericolo per l'uomo e per l'ambiente.
Una componente del rischio tecnologico è costituita dal rischio industriale, legato alla presenza di attività a rischio di incidente rilevante, soggette ad una specifica normativa europea, la direttiva Seveso , emanata negli anni '80 al fine di evitare il verificarsi di incidenti industriali con conseguenze gravi per la salute della popolazione e per l'ambiente circostante.

Il rischio industriale è implicato dall'utilizzo, all'interno del processo produttivo, di sostanze potenzialmente pericolose (tossiche, infiammabili, esplosive, comburenti e pericolose per l'ambiente), e dalla possibilità che si verifichino incidenti pericolosi, quali l'emissione di sostanze tossiche, l'incendio e l'esplosione.

Per limitare tale probabilità, la normativa impone una maggiore responsabilizzazione dei gestori degli impianti, tenuti, a seconda dei casi previsti, a compiere una valutazione dei rischi, introdurre opportune misure di sicurezza, predisporre un piano di emergenza interno, fino ad adottare una vera e propria politica di prevenzione del rischio industriale.
In Toscana, al 2002, sono presenti 64 aziende a rischio di incidente rilevante, 18 delle quali si concentrano nella provincia livornese, a causa della forte presenza di stabilimenti industriali nelle aree di Livorno e Piombino.

 
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