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CFC

I Clorofluorocarburi, in acronimo CFC, sono idrocarburi in cui una parte o tutti gli atomi di idrogeno sono sostituiti da atomi di fluoro e di cloro. La maggior parte dei CFC sono gas chimicamente inerti e stabili alle alte temperature. Grazie alle loro caratteristiche sono stati a lungo impiegati come mezzi refrigeranti nei frigoriferi, negli impianti di aria condizionata, come solventi, agenti schiumogeni e propellenti spray.

Si tratta di sostanze chimiche non tossiche; tuttavia esse rappresentano la principale causa della riduzione dello strato di ozono stratosferico, mentre agiscono inoltre come potenti gas-serra.

Nonostante siano chimicamente inerti nella parte più bassa dell'atmosfera (troposfera), una volta giunti nella stratosfera (fra i 15 e i 50 km di altezza), i CFC vengono scissi nei loro componenti per effetto di reazioni fotochimiche dovute ai forti raggi solari ultravioletti presenti a tali quote.

Le molecole di cloro così liberate reagiscono decomponendo l'ozono; una molecola di cloro è in grado infatti di distruggere fino a 100.000 molecole di ozono. Ciò causa il cosiddetto fenomeno del “buco dell'ozono”, consistente nell'assottigliamento dello schermo che protegge la vita terrestre dai raggi ultravioletti.
I clorofluorocarburi inoltre contribuiscono ad incrementare il fenomeno dell' effetto serra; tali gas sono infatti 10-20.000 volte più efficaci dell'anidride carbonica.
Per tali motivi, già a partire dalla fine degli anni '70 sono stati adottati provvedimenti unilaterali da parte di singole nazioni e sono stati firmati accordi internazionali volti a ridurre drasticamente la produzione e il consumo di CFC, fino al loro bando totale decretato alla Conferenza di Copenaghen del 1992.
Parallelamente all'abbandono dei CFC, la ricerca e l'industria chimica hanno messo a punto delle sostanze alternative meno dannose per lo strato di ozono, come gli idroclorofluorocarburi (HCFC) e gli idrofluorocarburi (HFC).

 
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