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Polveri atmosferiche

Per polveri atmosferiche, chiamate anche polveri totali sospese (PTS) o PM, dall'inglese “particulate matter” (materiale particolato), s'intende l'insieme eterogeneo del materiale che, a causa delle dimensioni ridotte, rimane in sospensione nell'aria.
Le particelle che compongono le polveri atmosferiche variano per caratteristiche dimensionali, composizione chimica, provenienza e meccanismo di formazione. Tra le sostanze incluse troviamo composti di metalli quali cromo, cadmio, piombo, nichel, rame, zinco; nitrati, solfati e composti organici, carbonio, particelle di suolo, fibre, sabbie, ceneri, polveri di cemento, idrocarburi policiclici aromatici, particelle di pneumatici.
Una parte di tale materiale deriva da fonti naturali o antropiche (particelle primarie), un'altra è invece il prodotto di reazioni chimiche e fisiche che si verificano nell'atmosfera (particelle secondarie).

Tra le fonti naturali troviamo: suolo risollevato e trasportato dal vento, erosione del suolo, particelle di origine vegetale come spore e pollini, microgocce di acqua marina, polveri dei deserti, incendi boschivi, eruzioni vulcaniche. Tra le sorgenti antropiche, le principali sono il traffico veicolare, gli altri macchinari e veicoli, i processi industriali (cementifici, fonderie, lavorazione inerti, etc.), i processi di combustione di carbone, oli combustibili, gasoli, legno, la combustione di residui agricoli, gli impianti di termoutilizzazione dei rifiuti.
Le polveri atmosferiche sono classificate sulla base del loro diametro; minore è il diametro delle particelle, maggiore è la loro pericolosità per la salute umana, in quanto sono in grado di penetrare più facilmente nell'apparato respiratorio, dando origine a patologie respiratorie, cardiovascolari e tumori.

La legislazione italiana regolamenta la presenza delle polveri con diametro inferiore a 10 micron (PM10), contenenti al loro interno una buona percentuale di polveri più sottili, denominate PM25.
In Toscana, l'inquinamento da polveri atmosferiche si rileva critico soprattutto nelle aree urbane, dove le concentrazioni superano i valori limite previsti dalla normativa, e dove la principale sorgente di emissione è rappresentata dal traffico veicolare.

 
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